Lo svezzamento, o divezzamento, è il momento in cui l’alimentazione del piccolo deve essere complementata, perché il solo latte non è più adeguato. Per tale motivo si parla anche di “complementary feeding” o alimentazione complementare.

Il punto fermo: 6 mesi

L’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi e in maniera complementare almeno fino ai 12 mesi. Fino ai 6 mesi, infatti, da un punto di vista nutrizionale, il latte materno è in grado di coprire i fabbisogni del piccolo.

Successivamente, il solo latte, non è più sufficiente a soddisfare le necessità nutrizionali del bambino, in termini di energia, proteine, ferro, zinco e alcune tipologie di vitamine e acidi grassi.

Tuttavia, non esiste un momento unico, preciso e puntuale, valido per tutti i bambini. I fattori variano sulla base delle caratteristiche e sviluppo di ognuno.

Pur non essendo presente un tempo preciso, esiste però una finestra temporale, compresa tra la 17° e la 26° settimana di vita, all’interno della quale sembra essere indicata l’introduzione dei cibi complementari.

Elemento essenziale: il piccolo deve essere pronto

Il bambino deve aver acquisito, ai fini del divezzamento, le capacità di sviluppo necessarie per il consumo di alimenti solidi: stare seduto,  sostenere la testa, perdita del riflesso di estrusione, deve iniziare a masticare e saper deglutire ed inoltre è importante che dimostri interesse verso il cibo.

Quali sono i rischi del prima o dopo?

L’inizio dell’alimentazione complementare prima della 17° settimana di vita non è consigliabile perché la mucosa gastrica e i sistemi enzimatici non sono ancora maturi a digerire alimenti nuovi. Inoltre, l’esposizione precoce ad agenti patogeni che possono contaminare gli alimenti aumenta il rischio di infezioni gastrointestinali e conseguente denutrizione.

Anche ritardare a dopo i 7 mesi l’introduzione di alimenti complementari è sconsigliato perché potrebbe predisporre il bambino a carenze con conseguente rallentamento della crescita e denutrizione. Alcune evidenze suggeriscono, per di più, che introdurre cibi solidi grumosi dopo i 9 – 10 mesi di età si associa ad un aumentato rischio di difficoltà di alimentazione e successivamente alla riduzione del consumo di importanti gruppi alimentari.

Cosa introdurre e come?

Gli alimenti somministrati devono essere preparati in modo da minimizzare il rischio di soffocamento. Bisognerebbe quindi evitare alimenti di piccole dimensioni (es. noccioline e semi) in quanto possono facilmente entrare nelle vie respiratorie prima che il bambino riesca a morderli. Anche gli alimenti troppo grandi (es. pezzi di frutta e verdura cruda), la cui masticazione è difficile da gestire, possono avere gli stessi rischi.

Sono inoltre pericolosi alimenti a forma tonda (es. ciliegie e uva) e cilindrica (es. wurstel e carote) poiché se aspirati, possono ostruire completamente il passaggio dell’aria. Infine, per quando riguarda le consistenze, quelle più pericolose sono quella dura e fibrosa, troppo difficili da masticare per la fisiologica mancanza di denti del bambino; quella appiccicosa (es. burro d’arachidi), e quella comprimibile (es. wurstel e marshmallow).

Gli alimenti devono inoltre essere preparati secondo le buone pratiche igieniche per minimizzare il rischio di infezioni e soprattutto devono essere adeguati dal punto di vista nutrizionale in modo da evitare squilibri. In particolar modo gli eccessi proteici sono stati correlati ad un aumentato rischio di obesità nelle età successive.

Si è inoltre osservato un aumentato rischio di allergia in caso di introduzione di alimenti solidi prima di 3-4 mesi. Non vi è, tuttavia, alcuna prova che ritardare l’introduzione oltre i 4 mesi di alimenti allergenici (uova, cereali, pesce, arachidi) riduca il rischio di sviluppare allergie o celiachia.

Il glutine, infatti, può essere introdotto nella dieta di un bambino in qualsiasi momento tra 4 e 12 mesi di età. Pur non essendo presenti linee guida sulle quantità ottimali di glutine da introdurre nella fase di alimentazione complementare, è tuttavia consigliato di evitare l’introduzione di grandi quantità nelle prime settimane.

Infine, è importante il coinvolgimento del bambino nelle scelte degli alimenti in quanto stimola l’autonomia e la partecipazione al pasto fino alla naturale acquisizione dei modelli di alimentazione della famiglia. Gli adulti, per il piccolo, rappresentano infatti un modello da copiare, sarà dunque fondamentale per la famiglia condurre un buono stile alimentare.

Alimenti da evitare

Evitare lo zucchero e gli alimenti con zuccheri aggiunti può essere utile non solo per prevenire gli effetti a breve termine (carie dentaria) ma anche per fissare la soglia del dolce su livelli bassi e quindi educare il gusto del bambino.

Il miele invece può contenere spore di Clostridium botulinum, l’agente causale del botulismo.

Fino ai 3 anni sono allo stesso modo da evitare i dolcificanti artificiali, per una serie di effetti collaterali che potrebbero avere sulla salute del bambino e che sono ancora oggetto di approfondimenti scientifici.

In merito al sale bisogna invece dire che i bambini sono meno efficienti degli adulti ad espellere gli eccessi di sodio e quindi l’assunzione dovrà essere moderata. Inoltre, anche in questo caso è utile mantenere la soglia del salato sui livelli bassi per lo sviluppo dei gusti alimentari del bambino. Possono essere utilizzate erbe aromatiche per insaporire gli alimenti.

Il latte vaccino deve essere evitato fino ai 12 mesi per il rischio di carenza di ferro, anche se può essere utilizzato in piccole quantità per la preparazione di altri alimenti (es. purè).

Fino ai 12 mesi vanno inoltre sarà bene escludere te’, infusi e tisane a base di erbe per la presenza di sostanze, i tannini, che limitano l’assorbimento del ferro.

La risposta è: personalizzare

Lo svezzamento dovrà avvenire in modo graduale e senza un ordine fisso. La proposta degli alimenti può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia. L’introduzione di un nuovo cibo solido può essere effettuata ogni due-tre giorni senza raccomandare una specifica velocità di introduzione ottimale.

 Quindi, in conclusione, questa fase così delicata e importante non dovrà essere vissuta come una rigida applicazione di uno schema preimpostato ma come una fase variabile da bambino a bambino ed estremamente soggettivo nei limiti del possibile.

Lo svezzamento, in questo modo, sarà per il bambino una meravigliosa fase di scoperta del cibo, con un ruolo fondamentale per la sua crescita e ancor più per la definizione della sua futura salute.

Fonte 

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