Vi siete mai chiesti se esiste un legame tra pressione alta e cattivo funzionamento dei reni? Cerchiamo di capirne di più, partendo da una primissima analisi dei due disturbi.

L’ipertensione

Parliamo di ipertensione quando si assiste a un aumento della pressione sanguigna; diversi possono essere i fattori scatenanti, ovvero:

  • squilibri ormonali;
  • malattie autoimmuni;
  • abuso di droghe;
  • terapie farmacologiche;
  • tumori;
  • disturbi cardiaci;
  • diabete;
  • malattie renali.

Quando fare attenzione? Se i valori presentano una massima già di 130-140 (pressione sistolica) e una minima che supera i 90 (pressione diastolica).

Ma qual è il legame tra i reni e la pressione arteriosa?

Il legame è doppio: l’insufficienza renale può, infatti, essere sia causa sia conseguenza dell’ipertensione.

Ciò è dovuto al fatto che i reni esercitano un controllo sulla pressione attraverso l’azione degli ormoni renina-angiotensina, condizionando la vasodilatazione e la vasocostrizione.

Se, però, la pressione si alza, si assiste a una maggiore dilatazione dei vasi sanguigni – anche quelli renali – con un indebolimento degli stessi. I reni subiscono, così, un danno legato al danno presentato proprio dai vasi sanguigni.

Il rischio? Che si accumulino scarti nel corpo che – a loro volta – provocano l’ipertensione. Si assiste a un pericoloso circolo vizioso.

Quali sono, quindi, i campanelli d’allarme a cui è bene prestare attenzione?

Misurare la pressione con costanza nel tempo è la migliore soluzione, in questi casi. I sintomi insorgono, quasi sempre, quando l’innalzamento è alto. Possono allora manifestarsi:

  • Emicrania
  • Aumento della temperatura corporea
  • Sensazione di caldo
  • Tachicardia
  • Affaticamento

Anche i danni ai reni tendono a presentare sintomi “tardivi”. L’edema agli arti inferiori è uno dei segni più evidenti, causato dalla scarsa capacità di liberarsi dei liquidi in eccesso.

Se l’insufficienza renale peggiora, possono insorgere poi:

  • Aumento o diminuzione della minzione
  • Nausea
  • Spossatezza
  • Mancanza di appetito
  • Sonnolenza
  • Vomito
  • Insonnia
  • Pelle secca e prurito

Come si diagnostica un disturbo ai reni?

E’ possibile diagnosticare il disturbo, attraverso esami del sangue o delle urine, per controllare i livelli di creatinina nel sangue, proteinuriaazotemia e albumina.

L’albumina, in particolare, è una proteina che si trova nel sangue e rilasciata dal fegato, con lo scopo di regolare la corretta distribuzione dei fluidi corporei ed eliminare le sostanze “tossiche”.

Nei casi normali, questa proteina si trova nelle urine in quantità minime. Un livello alto rivela anomalie ai reni.

Molto importante è, quindi, una diagnosi precoce delle anomalie; esistono test immunocromatografici da effettuare anche a casa, per rilevare il grado di albumina nel campione di urine prelevato, evidenziando i livelli uguali o superiori a 10 mg/L. Bastano solo 5 minuti per ottenere una risposta valida!

Perché, dunque, non farlo subito, evitando così l’insorgere di complicazioni? Prevenire è meglio che curare!

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